domenica 10 aprile 2011

IL “TESORO” DI PIAZZA LONGOBARDI (PARTE QUARTA)

Pulcinella e i suoi segreti
DA TRANI – Come i lettori di questo blog certamente sapranno, nelle ultime due settimane, il caso dei possibili scavi archeologici in Piazza Longobardi, evidenziato nei nostri precedenti post, ha animato il dibattito politico tranese. La questione riguarda l’opportunità che potrebbero offrire i lavori di sistemazione di Piazza Longobardi: sarebbero un’ottima chance (forse l’ultima) per riscoprire sotto il manto stradale le tracce di un intero antichissimo quartiere che andò in gran parte distrutto nel saccheggio francese del 1799, ma di cui potremmo ritrovare tracce importanti, soprattutto in relazione alle chiese di S. Maria dell’Annunziata e di S. Toma, antiche di almeno sei secoli. Secondo quanto afferma il segretario FdS Cosimo Nennaparte delle tracce strutturali della cripta dell’antica chiesa [dell’Annunziata, nda], come ricorda la gente del posto, furono parzialmente ricoperte dal cemento” durante i lavori di sistemazione della piazza “nel 1979-80 (mese più, mese meno)”. [1]
Il 30 Marzo l’intervento della Soprintendenza è arrivato come un fulmine a ciel sereno sul cantiere della piazza in cui si sarebbe chiesto al Comune la presenza di personale per la verifica delle escavazioni compiute. Tempestivamente l’Ufficio tecnico comunale replicava che “le escavazioni non hanno superato soglia dei 50 centimetri sotto la quota stradale, tanto è vero che si è rispettato il limite di lavori, autorizzati, compiuti nel in quel sito nel 1980”. [2] Da notare che se fosse vero che nel 1980 si scavò solo per 50 centimetri, sarebbe stato impossibile ritrovare la cripta della chiesa, come afferma invece Nenna. Dei due, Nenna o l’Ufficio Tecnico, uno non è bene informato. Chi? Ma andiamo avanti: la dottoressa Daniela Tanzella, responsabile alla Soprintendenza per le aree del litorale Adriatico e del Salento, controreplicava "Le disposizioni della Soprintendenza prevedevano la sorveglianza archeologica, qualora si fossero effettuati scavi anche solo di 50 cm, mentre il comune ha permesso gli scavi, e quindi l'avanzamento dei lavori contro il volere della Soprintendenza. […] Nel frattempo, si attende l'ordinanza del Ministero". [3] A questo punto l'assessore ai Lavori Pubblici Pietro Di Savino precisava: “Sono state scavate buche di massimo 35 centimetri e non si tratta di veri e propri scavi ma solo di una piantumazione al di sotto dei 50 centimetri”. Ma questa versione contrastava con quella nota alla Sovrintendenza: “Sappiamo - ha riferito la dott.ssa Tanzella - che sono state scavate diciotto buche di un metro di profondità e altrettanto larghe. […] La nostra intenzione era di approfittare di questi lavori da parte del Comune per verificare cosa ci fosse realmente sotto piazza Campo dei Longobardi”. Come mai questa disparità di versioni; anche in questo caso tra i due soggetti, ce n’è certamente uno male informato. [4]
Il sindaco Giuseppe Tarantini non ha dubbi e accusa la Soprintendenza: “Questo è ostruzionismo”. [5] Ma che interesse avrebbe la Soprintendenza a ostacolare la realizzazione di un’opera pubblica a Trani? Tutto lascia pensare piuttosto che la Soprintendenza stia semplicemente facendo il suo lavoro, forse un po’ in ritardo, ma ciò non toglie che l’intervento sia pienamente legittimo e quanto mai opportuno. Non sembrano avere invece giustificazioni i modi psuedo-intimidatori dell’Amministrazione Comunale; l’assessore Di Savino per esempio afferma: “Questo sembra tanto solo un tentativo di disturbo da parte di qualcuno che dovrà dare dimostrazioni oppure risponderà di conseguenza”. [4] Ma ciò che, più di ogni altra cosa, lascia perplessi è che il primo cittadino sapeva della ricchezza del sottosuolo di Piazza Longobardi, infatti ha dichiarato: “Che in piazza Longobardi ci fosse una chiesa sotto è il segreto di Pulcinella”. [5] Ma allora, se ne era a conoscenza, avrebbe potuto e dovuto essere proprio lui a sollecitare l’intervento della Soprintendenza, se non altro per una verifica preliminare per l’eventuale scavo. Invece ha taciuto, perché?
D’altronde dalla Gazzetta del Mezzogiorno dell’8 aprile, apprendiamo dal dirigente dell’Ufficio Tecnico Comunale, Giuseppe Affatato, che l’Amministrazione ha taciuto anche sugli scavi compiuti nel 2006 a Lido Marechiaro: “Quando stavamo realizzando il nuovo lido, una segnalazione alla Soprintendenza, nata dal ritrovamento di un coccio di presunta epoca romana, ci costrinse a spendere 80mila euro”. [6] Ma perché lo apprendiamo solo ora? Per convincere i cittadini che è inutile scavare in Piazza Longobardi? Come il 99.99% dei cittadini tranesi, anche noi non abbiamo dettagli in merito alla questione di Lido Marechiaro. Ma, a occhio e croce, la situazione che si presenta ora appare decisamente diversa: sui ritrovamenti possibili in Piazza Longobardi, esistono prove storiche abbastanza concrete, come ha riconosciuto lo stesso Tarantini. Un’altra domanda sorge spontanea: perché fino ad oggi si è taciuto sugli scavi a Lido Marechiaro? Forse si trattava anche in quel caso di un “segreto di Pulcinella”? Certo, se si è speso tanto denaro pubblico, la notizia avrebbe dovuto essere nota a tutti i cittadini, invece lo veniamo a sapere ora e male: che cosa è stato trovato realmente? Un coccio? Di che natura? Dove si trova ora? Chissà che non si trattasse di una testimonianza preziosissima: spesso piccoli dettagli possono costringere a riscrivere interi libri di storia, e in questo caso, quei soldi sarebbero stati ben spesi. Ma la questione è anche un’altra: chi ha sborsato quegli 80mila euro? Il Comune? La Soprintendenza? Perché in quel caso non si è fatto nulla per evitare di spendere un patrimonio ed ora, invece, si cerca di nascondere, prima, e ostacolare in tutti i modi, poi, la possibilità di uno scavo basato su documentazioni attendibili e peraltro note allo stesso primo cittadino? Quali interessi possono essere considerati preminenti rispetto ad un ritrovamento archeologico di questo genere in Piazza Longobardi?
Il sindaco poi, a nostro modesto parere, commette un clamoroso autogol citando tre esempi che, a suo dire, dimostrerebbero che “a noi dell’aspetto archeologico interessa sempre moltissimo”: palazzo Carcano, la villa romana, il monastero di Colonna.
A palazzo Carcano, dove già nel lontano 1996, nel progetto redatto dalla Soprintendenza per la ristrutturazione dell'immobile, erano previsti degli importi per scavi archeologici, mentre attualmente non si capisce se e quando i lavori si concluderanno definitivamente, mentre l’antico palazzo (di fronte al Castello Svevo) sembra ormai ridotto ad un rudere.
La villa romana è un importantissimo quanto antichissimo edificio di cui alcune tracce sono state ritrovate durante i lavori alla seconda spiaggia, prontamente “insabbiate”, è il caso di dirlo, senza che si dispongano ulteriori scavi.
Per quanto riguarda invece il Monastero di Colonna, per il quale, ad onor del vero, va riconosciuto a questa Amministrazione l’ottenimento di fondi per quattro milioni di euro per la costruzione di un Parco Archeologico nel Febbraio 2010, attualmente la situazione pare giunta in una condizione di stallo. [7]
Un altro aspetto interessante per la vicenda di Piazza Longobardi: nessuno ha ritenuto opportuno evidenziare la possibilità degli scavi, prima del nostro blog. Perché? Se si trattava di un “segreto di Pulcinella”, perché nessuno ne ha parlato? Eppure il fatto deve avere una certa rilevanza se ha suscitato l’interesse della Soprintendenza. Perché nessuna delle varie associazioni culturali tranesi ha fatto presente questa eventualità? Perché tuttora non fanno sentire la propria autorevole voce in capitolo? Anche i politici di opposizione, ad eccezione del già citato Cosimo Nenna (FdS) e dell’efficace intervento di Sebastiano De Feudis (IdV) [8], sono stati praticamente in silenzio. Nel PD, per esempio, solo Tommaso Laurora, ha fatto brevemente riferimento alla questione [9]. Forse attendono la decisione definitiva della Soprintendenza. Anche i giornalisti locali non sono stati in grado di evidenziare il problema prima dell’intervento della Soprintendenza, fatta eccezione per Donato De Ceglie su “Il Giornale di Trani”.
Speriamo che la vicenda sia trattata con maggiore chiarezza a seguito della decisione della Soprintendenza, che potrebbe arrivare dopo il sopralluogo di Lunedì 11 in coordinamento con i carabinieri del nucleo tutela. Se si dovessero disporre gli scavi, sarebbe certamente giusto e sensato, come evidenzia Affatato [5], fare preliminarmente delle indagini, onde evitare un’inutile sperpero di denaro pubblico; tuttavia tutto lascia presagire che se gli scavi si faranno emergeranno reperti importantissimi, se non altro dal punto di vista storico. Quanto ai finanziamenti degli scavi forse l’Amministrazione Comunale potrebbe cercare di ottenere fondi da enti pubblici o privati, dal Ministero, dall’Unione Europea: probabilmente dovremo sborsare qualcosa anche di tasca nostra, così come già stiamo sborsando dal nostro portafoglio il denaro per la ristrutturazione della piazza. Ma una città che vuole diventare polo di attrazione turistica deve mettere in conto anche questo. Si tratta di una scelta di “campo”, è il caso di dirlo: Trani deve decidere se vuole restare sempre più una piccola realtà che attrae al più  qualche comitiva di andriesi e coratini il sabato sera (sono i benvenuti, per carità!) oppure se vuole investire oggi per inserirsi nel circuito culturale e turistico nazionale e (perché no?) internazionale. Che le nostre bellezze artistiche e storiche abbiano le potenzialità per rendere possibile questo salto di qualità, noi ne siamo convinti, come anche crediamo gran parte dei cittadini tranesi. E l’Amministrazione Comunale?

[6] N. Aurora, “La Gazzetta del Mezzogiorno”, 8 Aprile 2006.
[9]http://www.radiobombo.com/news/47657/trani/mercato-e-dintorni-laurora-pd-ma-che-maggioranza-e-questa-

STRAGE DI MIGRANTI: LE RESPONSABILITA’ DELL’ITALIA

Tutti i contorni di un problema sociale, in un Paese che sta perdendo la giusta rotta

DALL’ITALIA E DAL MONDO - Gli sbarchi di disperati provenienti dal nord Africa continuano (se n’è già parlato in post precedente) e, mentre i nostri politici continuano a fare la spola tra Tunisia e Italia per siglare accordi su rimpatri e respingimenti, nel mar Mediterraneo si muore. Infatti, nella notte del 6 aprile scorso, si è verificata una strage immane, di cui però solo in pochi hanno parlato. Un barcone con circa 300 persone tra eritrei e somali, partito dalla città libica di Zuwarah, si è ribaltato mentre veniva soccorso da alcune motovedette della Guardia Costiera tra Malta e Lampedusa. Le precarissime condizioni dell’imbarcazione e il mare grosso hanno provocato l’affondamento. Terribili sono le testimonianze della cinquantina di profughi recuperati e portati in salvo o quelle dei soccorritori, i quali parlano di “uomini, donne e bambini che cadevano dalla barca, giù come piombo”. Ognuno dei ragazzi sopravvissuti ha perso un amico o un parente. [1]
Una tragedia assurda, ma prevedibile, difficilmente imputabile al Fato. Il nostro Paese non è per niente esente da colpe, visto che sono note le difficili condizioni in cui arrivano i migranti e che, dall’inizio della crisi nord africana, nulla è stato fatto per garantire la sicurezza di questa gente durante la traversata. L’Italia è il Paese europeo più vicino al continente africano e dovrebbe essere il primo ad intervenire, cercando di garantire almeno l’arrivo dei barconi avvistati nel Canale di Sicilia, senza che questo diventi un cimitero. Invece, Berlusconi & co. si limitano a pronunciare discorsi demagogici, promesse mai mantenute, premi nobel, casinò, ville o siglare accordi che prevedano criminali respingimenti, come quelli che avvenivano in Libia e che ancora avvengono, e rimpatri alla bella e buona. Ma, come sostiene Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’ARCI, “La totale chiusura delle frontiere non serve a bloccare i flussi, al contrario costringe i migranti a viaggi disperati e pericolosi.” [2]
Le responsabilità del nostro Governo non si fermano solo a questo caso particolare, ma affondano le proprie radici nella continua tendenza a criminalizzare gli immigrati. Dai banchi della Lega Nord, e non solo, sono frequenti frasi del tipo “al nord non li vogliamo”, “questi puzzano”, “tanto disperati non sono, visto che indossano abiti firmati”, frasi indegne, che forse neanche gli animali pronuncerebbero se potessero parlare. Purtroppo queste attecchiscono velocemente e si riflettono sugli atteggiamenti della gente comune, convinta ancora che la crisi economica e la delinquenza siano dovuti al grande flusso di migranti, non capendo come questi, al contrario, possano rivelarsi una risorsa imprescindibile. Purtroppo stiamo assistendo ad un vero e proprio problema sociale. Il razzismo, il rifiuto del “diverso” è ancora radicato nel nostro Paese e i nostri politici non fanno nulla per far si che l’Italia esca da questo tunnel che per anni ha impedito l’integrazione dei vari popoli che sono transitati nel nostro Paese. Integrazione, che in altre Nazioni, ha agevolato lo sviluppo economico e del sistema produttivo. L’unico risultato che abbiamo raggiunto in Italia è l’alto numero di extra-comunitari impiegati nei campi o nei cantieri, sottopagati e sfruttati, o assoldati dai gruppi criminali, pur di ricevere qualche euro in più.
Eppure l’Italia di occasioni per cercare di cambiare questa tendenza ne ha avute, ma i partiti politici hanno sempre pensato (e lo fanno ancora attualmente) a non scontentare l’elettorato, a  non perdere la faccia, in un continuo scambio “tu mi dai il voto, io ti caccio gli immigrati”. Insomma, molti ancora non hanno ben presente che trattasi di persone come noi, uomini e donne, magari con studi e specializzazioni alle spalle, che fuggono da persecuzioni e guerre, sperando in un futuro migliore. Non è possibile che si possa trascurare un evento simile, sentirlo lontano dalla nostra realtà.
A tutto questo contribuiscono anche i media. Pochissimi sono i riferimenti a quest’ultima strage. Nei tg, ovviamente, se n’è parlato pochissimo, ma anche su internet le uniche tracce provengono da blog o quotidiani on-line locali. Basta fare una ricerca, difficilmente si trovano link a giornali o notiziari più comuni, anche quelli più vicini alla sinistra. Il problema è sempre quello: è un argomento scomodo, di cui non conviene parlare. Il che è ancora più grave delle frasi leghiste. Accettare questo stato di cose significa tenere lontana la gente da un tema che invece è molto più vicino di quanto si creda. Ne abbiamo già parlato nel post precedente, il timore è che si voglia far scoppiare una guerra tra poveri, perché non ci sono dubbi che sono le classi più povere a sentire di più l’impatto dell’immigrazione. Si dovrebbe cercare di inculcare l’idea  che questo impatto non sia necessariamente negativo, ma che, al contrario, possa rivelarsi una grande opportunità. Ma come si fa a realizzare ciò se i media, soprattutto le tv e i giornali, appartengono o sono molto vicine alle stesse persone che l’immigrazione la criminalizzano? Basta ricordare come per la tragedia de L’Aquila si sono susseguiti per mesi e mesi trasmissioni televisive e speciali ad hoc, magari enfatizzando la presunta ricostruzione messa in atto dal Governo. Certo anche questa è stato un duro colpo per il nostro Paese ed è legittimo che se ne debba parlare, ma il numero di morti è stato molto simile a quello della strage di qualche giorno fa. Non si vuole qui strumentalizzare due eventi drammatici, ma invitare il lettore a fare delle considerazioni sul ruolo dei media in Italia.
Per fortuna, nonostante tutto questo, in Italia ci sono ancora tanti giovani volontari che accolgono, assistono e aiutano gli immigrati. Non solo coloro che operano nei campi di accoglienza, ma anche semplici cittadini delle città in cui sorgono questi campi e dei paesi vicini. Dai loro piccoli gesti si scorge ancora la speranza che l’Italia cambi rotta, si evolva, si rimetta al passo dei Paesi più culturalmente e socialmente evoluti, e ce ne sono parecchi nel mondo. Sono questi ragazzi che meritano uno spazio molto più ampio rispetto a quello riservato a politici e parlamentari che stanno lì a sbraitare come cani, a pensare al proprio orticello.
Intanto a breve termine, si auspica che il nostro Governo intervenga concretamente, magari, come propone Antonio Russo dell’ACLI, organizzando “nelle acque del Mediterraneo un presidio navale a scopi umanitari ed aprire una zona di protezione e di garanzia del diritto internazionale”[2]. Non è più tempo dei “Fora di ball”, è tempo che Italia e UE insieme collaborino per far si che il Mediterraneo, nodo fondamentale dei traffici del nostro continente, diventi un corridoio umanitario che garantisca sicurezza e accoglienza ai profughi e non un cimitero per disperati.


domenica 3 aprile 2011

I POST DELLA SETTIMANA

IMMIGRAZIONE, DA DRAMMA A RICCHEZZA PER TUTTI

Come un problema sociale possa trasformarsi in una risorsa per il nostro Paese


DALL’ITALIA - Il flusso di migranti in fuga dall’inferno del nord Africa che in questi mesi sta investendo l’Italia è al centro delle cronache nazionali. Due sono le parole più volte pronunciate da politici e media: emergenza immigrazione. Ancora una volta la strategia del Governo italiano è quella di creare uno stato di tensione e di emergenza, la solita paura del diverso, da sempre cavallo di battaglia del fare politica della Lega Nord. In questo post non vogliamo raccontarvi le cronache, i numeri di questa ondata migratoria, ma più che altro fare delle considerazioni in merito. Innanzitutto, è giusto considerare questa situazione un’emergenza? O forse dovremmo evidenziare le inadeguate e tardive misure del governo per far fronte ad essa?  Il dubbio è che si voglia forzatamente creare il problema immigrati, così da poter poi, una volta risolto, gridare al miracolo. La pura demagogia messa in atto dal premier Silvio Berlusconi nel discorso tenuto pochi giorni fa a Lampedusa dimostra questa tesi. Un discorso simile a quelli pronunciati a L’Aquila nei giorni post terremoto o a Napoli per l’emergenza rifiuti, tante promesse, la maggior parte fini a se stesse. "In 48-60 ore Lampedusa sarà abitata solo dai lampedusani. E per farlo ci saranno sei navi - forse sette - che provvederanno allo sfollamento. Prima promessa non mantenuta: sull’isola ci sono ancora gruppi di tunisini in attesa di essere imbarcati [1]; qualcuno dirà che il mare agitato ha ritardato le operazioni… vabbè anche il mare è contro Silvio. La verità è che il ministro Roberto Maroni non ha ancora trovato un’intesa con le Regioni per un equo smistamento dei migranti nei centri sparsi per l’Italia e di un accordo col neo governo tunisino non se ne vede neanche l’ombra, checché ne dicano Frattini e Maroni stesso. Intanto i tunisini da Lampedusa sono trasferiti in una tendopoli a Manduria, ma il risultato è sempre lo stesso. Il vero problema è che, una volta identificati, questi disperati sono rinchiusi in campi ormai al collasso, veri e propri lager del terzo millennio. Le immagini raccolte dalle troupe televisive documentano le pessime condizioni di questi campi, definite "agghiaccianti  anche da Amnesty International, che denuncia come "a molte delle persone non è stata fornita l’assistenza umanitaria di base[2]. In questi ultimi tempi si cerca sempre più di tenere lontane le telecamere, ma a tutti è ormai nota questa situazione. Nonostante tutto ciò, la compostezza dei giovani migranti è lodevole. Nessuna rivolta, nessuna aggressione nei confronti di cittadini e polizia. Solo due notti fa un marocchino ha appiccato il fuoco a una roulotte nei pressi del porto di Lampedusa, ma è stato subito consegnato alle forze dell’ordine dagli stessi migranti. Nel frattempo la continua fuga di tunisini dalla tendopoli di Manduria sta facendo sorgere più di un dubbio sulla gestione dell’emergenza. Le evasioni non sono in alcun modo contrastate dalle forze dell’ordine: eppure chi alle forze dell’ordine dovrebbe dare ben altre disposizioni continua a dire "rispediamoli a casa″. Questa, come denunciato da Il Fatto Quotidiano, è la solita "soluzione all’italiana". Eppure, secondo l’associazione "Avvocati per niente", il governo dovrebbe e potrebbe approvare un decreto d’urgenza simile a quello del 1991 sottoscritto durante la crisi albanese: una legge di protezione temporanea. I mezzi e le facoltà ci sono tutte, poiché questa normativa è contemplata dalle disposizioni europee (articolo 78 del Trattato di Lisbona) ed è prevista dal Testo Unico sull’Immigrazione. In pratica, ai migranti provenienti da Paesi in grave difficoltà può essere temporaneamente consentito di stare in Italia e muoversi nei Paesi dell’area Schengen, magari per cercare un lavoro o ritrovare le proprie famiglie. Ma come osserva il quotidiano su citato, questo provvedimento non potrebbe mai essere approvato, nè dalla Lega, che perderebbe la faccia nei confronti del suo elettorato, nè dalla rimanente parte del governo, ora più che mai ″schiavo" del Carroccio [3]. La politica della paura passa anche da questo. Non dobbiamo dimenticarci, tuttavia, che questi disperati in Italia non ci vogliono proprio stare. Anzi, dovremmo chiederci come mai chi giunge nel nostro Paese arde dal desiderio di andare in Francia o in Germania. E, invece, i nostri lungimiranti politici non hanno nient’altro da dire, se non "Fora dai ball″. Come possiamo sperare che l’Italia diventi terra di accoglienza e integrazione tra più popoli, che in Italia scompaiano per sempre idee xenofobe e razziste, che per tanti anni in passato hanno rallentato questi processi di integrazione. La paura dei cittadini di Lampedusa e di Manduria è legittima, si pensa alle proprie case, ai propri bambini, al turismo. Ma ciò non deve trasformarsi in atti violenti, come le ronde documentate nella città pugliese da un reportage di Telerama [4]: cittadini del posto che inseguono, catturano e riportano nella tendopoli giovani tunisini scappati col solo intento di andare verso nord, verso la Francia, per ricongiungersi ai propri cari.  La giustizia del fai da te in uno Stato che si rispetti deve essere combattuta, ma la situazione di Manduria, in cui tutto è permesso, dimostra la debolezza e la inadeguatezza dello Stato italiano di fronte a questi atti. Basta poco, l’innesco è pronto. Basta poco e potrebbe scoppiare la bomba sociale, un tutti contro tutti, italiani contro tunisini, tunisini contro polizia e la frittata sarebbe fatta. Una guerra tra poveri assolutamente da scongiurare, una guerra che favorirebbe solo questo marcio sistema, non di sicuro gli uni o gli altri. Eppure, secondo una ricerca pubblicata da Caritas-Migrantes nello scorso anno, in Italia il numero di immigrati aumenta, ma il nostro Paese è solo al 5° posto in Europa per numero di abitanti stranieri, alle spalle di Germania, Spagna, Regno Unito e Francia. In questi Paesi esistono svariate comunità di immigrati, pienamente integrate, divenute un vero e proprio motore dell’economia [5] [6]. Infatti, non dobbiamo dimenticare che la gente che arriva in Italia costituisce una grande risorsa per il nostro sistema produttivo. In un Paese con la popolazione sempre più anziana, l’integrazione degli immigrati costituisce una miniera d’oro: secondo il su citato rapporto, gli stranieri svolgono una funzione complementare agli italiani e, se venissero a mancare, in settori come l’agricoltura, l’edilizia e i servizi sociali la crisi sarebbe ancora più accentuata. Viene sottolineata, inoltre, la mancanza di questa concezione negli italiani, sempre più convinti che la crisi economica sia colpa degli immigrati. Il tutto, in aggiunta alla difficoltà per gli stranieri di accedere a servizi sociali, come l’assistenza sanitaria o il bonus per i neonati, stride col fatto che i migranti versano nelle casse pubbliche come contributi previdenziali più di quanto ricevono e che ciò, negli ultimi anni, ha contribuito al risanamento del bilancio dell’Inps. Per non parlare del rapporto immigrati-delinquenza. I dati parlano chiaro: gli stranieri delinquono come gli italiani, nella stessa percentuale. Il rapporto si conclude osservando come, pur garantendo il rigore, va rispettato il diritto d’asilo e la protezione umanitaria ed evidenzia come all’origine dei casi di irregolarità vi siano molto spesso gli ingressi legali di decine di milioni di stranieri che giungono ogni anno in Italia per turismo, lavoro e affari e come i numeri riguardanti gli barchi siano ben poca cosa a confronto [6]. Insomma, stanno venendo al pettine tutti i nodi di di mancanza di una politica seria per far fronte all’immigrazione e, perché no, per usufruire dei vantaggi che questa offre.. Per anni i vari governi in Italia, ma soprattutto quello attuale, si sono limitati a siglare accordi con i dittatori al comando nei Paesi del nord Africa, accordi che prevedevano respingimenti e blocchi dei migranti in partenza, blocchi che solo questi poveri disperati sanno come avvenissero e che il lettore può facilmente immaginare. Ora, che il controllo dei leader di queste terre sta pian piano venendo meno, l’Italia ne sta pagando le conseguenze. Senza dimenticare che le rivolte che stanno scoppiando sono il frutto anche di interventi ed ingerenze economiche e politiche attuate in passato dall’Italia sia in Tunisia, sia in Libia (e di cui si è parlato anche nel nostro blog in alcuni precedenti post). Possiamo ancora fidarci dei ″Fora dai ball" di Bossi o delle promesse senza senso di Berlusconi? La speranza è che l’Italia e gli italiani voltino pagina e si ricordino che anche i nostri avi furono immigrati, imbarcati verso terre lontane alla ricerca di un futuro migliore.
[5] http://www.issm.cnr.it/progetti/emigrazione/analisi_legislazione.pdf                                 
[6] http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/26/gli-immigrati-miniera-doro-per-il-paese/73700/

"AHI SERVA ITALIA, DI DOLORE OSTELLO, NAVE SENZA NOCCHIERO IN GRAN TEMPESTA, NON DONNA DI PROVINCE MA BORDELLO"

Il meglio del peggio del nostro "circo parlamentare"
DALL'ITALIA - Spesso in Parlamento i nostri rappresentanti dimenticano l'età che hanno e si comportano come ragazzini. A volte sono come quelli più piccoli se c'è da sovvertire il calendario giornaliero, la classica farsa del bambino che si crede più furbo degli altri. Altre si comportano come quelli un po' più grandi che, spinti da motivi anche più seri, scendono in piazza per fare i “rivoltosi”. Ma si dirà: "Siamo in Parlamento, tempio del decoro istituzionale, cosa potrà mai succedere?".
Eppure lo scorso 30 marzo, la maggioranza chiede ed ottiene di invertire l'ordine del giorno dell'Assemblea, scavalcando la discussione sulla legge comunitaria, per dare il via libera alla legge salva-premier, ovvero quella del processo breve. Inizia il putiferio. L'opposizione inizia a pensare ogni forma di ostruzionismo, mentre dai banchi del Pd partono le grida "vergogna". Dagli stessi banchi parte la richiesta di evitare il contingentamento dei tempi, che Fini approverà poco dopo [1]. Il più attivo dell'opposizione, in termini verbali, è certamente Franceschini che denuncia: “Questa è l'ultima delle vergogne, se non avete la forza morale di fermarvi, almeno provate vergogna per un'altra pagina nera della Repubblica". "Vogliono - dice Franceschini - approfittare della tragedia di Lampedusa per coprire questo fatto gravissimo". Poi si rivolge a Umberto Bossi e alla Lega. "Cosa andate a dire ai popoli padani a cui avete promesso la sicurezza? Andrete a dire che volete liberare i criminali? Il processo breve ha come unico scopo di fermare il processo Mills del presidente del Consiglio, ma le conseguenze immediate saranno che migliaia di processi rischiano la prescrizione e saranno liberati anche imputati di rapina o violenza sessuale. Ma di fronte al presidente del Consiglio le rapine e le violenze non contano e vi comportate da servitori fedeli". E di vergogna parla in Aula anche Pierferdinando Casini: "E' un provvedimento per placare le ossessioni giudiziarie del presidente del Consiglio. E' una vergogna" [1].
Ma la mattina è solo l'antipasto del pomeriggio. Le proteste fuori da Montecitorio fanno il paio con quelle all'interno. Fini sospende la seduta facendo slittare l'esame il giorno dopo. Poco prima lo scontro verbale Fini-La Russa. Il ministro si è rivolto alla terza carica dello Stato - hanno riferito i presenti in aula - levando il braccio ed esclamando "ma vaffa...". E Fini, prima di sospendere la seduta: "Non le consento di insultare la presidenza della Camera". Più tardi, riferiscono ancora fonti parlamentari, La Russa ha spiegato che non aveva inteso insultare il presidente della Camera ma che il suo gesto era rivolto a Dario Franceschini. "Curatelo", ha poi sibilato Fini ai giornalisti mentre lasciava Montecitorio [1].
Il giorno dopo, la farsa parlamentare continua e non si arriva alle mani solo perché i soggetti in questione sono muniti di giornale. Ma andiamo in ordine. A Montecitorio si sono riuniti per riprendere la votazione, siamo agli sgoccioli e mancano alcuni ministri. Con passi felini ecco arrivare dalla sala del consiglio dei Ministri, la Prestigiacomo, la Carfagna, Brunetta, Sacconi e Romano. per qualche attimo non ce la fanno ad infilare il tesserino elettronico che Fini dichiara chiusa la votazione. Rabbia, invettive e un giornale vola in testa a Fini. Alfano scaglia il suo tesserino sui banchi dell'opposizione. Una vergogna indicibile? Sì, ma c'è di peggio. Poco prima, un leghista dalla materia grigia probabilmente assente, di nome Adriano Poliedri, si scaglia contro il parlamentare Pd Ilenia Argentin, tetraplegica, dicendole che non deve chiedere la parola per protestare nei confronti di un collega, anch’esso della maggioranza, che, in precedenza, aveva ammonito bruscamente il suo assistente semplicemente per aver applaudito. Argentin risponde: “Voi sapete che io non posso applaudire e per farlo mi servono le mani di un altro” [2][3]. Incredibile.
Questa classe dirigente come può rappresentare milioni di italiani, se si comporta in questo modo? Purtroppo non è la prima volta. I precedenti sono molti, in particolare quelli di un ministro abbastanza iracondo, il signor ministro Ignazio La Russa. Aver insultato la terza carica dello Stato è solo l'ultimo dei teatrini e la migliore delle sue figuracce [4]. Delle varie, se ne prenderanno ad esempio solo tre, le più clamorose. Nel 2009, mentre il ministro era seduto al tavolino di un bar in Plaza Catalunya a Barcellona, forse aspettando la partita dell'Inter di Champions, gli si avvicina un ragazzo italiano dicendogli: "Salve Ministro (stringendogli la mano), spero che la partita le vada male, così come sta andando male il nostro Paese guidato dal suo Governo...". Una provocazione garbata, che ha avuto come risposta dal ministro: "Ed io spero che le venga un cancro" [5]. Oppure quando ha scalciato il giornalista di Annozero, Formigli [6]. Ma anche quando, sempre ad Annozero, ha insultato con la parola "vigliacco" un ragazzo che pacificamente esponeva le sue considerazioni [7]. Ma anche la volta che ha messo le mani addosso ad un giornalista freelance [8], e, per concludere, è bene ricordare la volta che disse: "Non toglieremo il crocifisso, possono anche morire" [9].
Alla luce di tutto questo una considerazione è d'obbligo: queste persone che occupano, o riscaldano, i banchi del parlamento, sono i rappresentanti di tutti i cittadini italiani. Rappresentano, ovvero devono in qualche modo dare anche l'esempio ed avere un minimo di decoro. Invece sembra un circo. Nelle piazze d'Italia ci si comporta in maniera più civile. Se fanno fatica a governare, come è palese, almeno cercassero di contenersi e salvare la faccia, almeno parzialmente. Sembrano cani sciolti in un paese allo sbando, dove anche una disabile viene insultata in parlamento. A tal proposito sorge spontanea la domanda rivolta al parlamentare che non ha capito le necessità della Argentin: se non capisce queste situazioni elementari, come può provvedere e contribuire a risolvere i problemi d'Italia?
Come disse Dante Alighieri, lui sì buon esempio di cittadino italiano: "Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave senza nocchiero in gran tempesta, non donna di province ma bordello". Mai così attuale.

[9] http://tv.repubblica.it/home_page.php?playmode=player&cont_id=39513&ref=search

PIAZZA LONGOBARDI, BLOCCO DEI LAVORI

dal canale Youtube di Amica9tv