domenica 20 marzo 2011

REFERENDUM 12 GIUGNO: FINALMENTE LA PAROLA AI CITTADINI

Non fosse per Celentano e Di Pietro forse non ne sapremmo nulla
DALL’ITALIA  – Un sondaggio di Ipr Marketing per Repubblica rivela che, a meno di tre mesi dalla chiamata alle urne, solo tre italiani su quattro (74%) sanno che ci sarà un referendum a giugno e che appena il 7 per cento conosce i quesiti. Responsabilità di questa ignoranza ovviamente è dei media che hanno deciso di parlarne il meno possibile: un muro di silenzio abbattuto in parte solo dalle incursioni nei talk show politici da parte di Antonio Di Pietro, presentatore di due dei quattro quesiti referendari, e dalle provocazioni di Adriano Celentano, autore di una lettera al Corriere della Sera e di un video inviato alla trasmissione Annozero. Ovviamente a questa mancanza dei mezzi di comunicazione “tradizionali” sopperisce la rete. Di seguito abbiamo riportato i quattro quesiti referendari [1]; si tratta di quesiti abrogativi, per cui votando SI verrebbero eliminate le decisioni prese dal Governo e dal Parlamento, mentre votando NO si lascerebbe tutto com’è.
-          I primi due quesiti, proposti per iniziativa civica da varie associazioni, riguardano l’abrogazione di alcune norme decise dal Governo riguardanti la gestione privata dell’acqua, in particolare le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica e la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. Se vincesse il NO e le cose restassero come sono ci sarebbe il serio rischio di vedere “privatizzata” la gestione di un bene primario per la sopravvivenza, con tutti i rischi che ciò comporta in termini di costi per i consumatori e di effettiva qualità del servizio.
-          Il terzo quesito, proposto dall’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, prevede la cancellazione di circa 70 norme contenute in provvedimenti che, con il Governo Berlusconi, prevedono il rilancio del nucleare italiano. Inutile ricordare che quelle decisioni sono state prese dal Governo ignorando completamente la consultazione referendaria del 1987 in cui gli italiani si espressero contro il ritorno delle centrale nucleari in Italia. E’ interessante notare come secondo un sondaggio realizzato da Fullresearch nei giorni dell’emergenza degli impianti in Giappone (dove c’è il rischio di una nuova Chernobyl a seguito dei danni provocati dal terremoto) sette italiani su dieci sono contrari alla costruzione di centrali nucleari e, quindi, teoricamente se andassero a votare il 12 Giugno, voterebbero SI a questo quesito contro la   realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare. [2]
-          Il quarto quesito, proposto ancora dall’Italia dei Valori, riguarda l’eliminazione della legge del 2010 riguardante il legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale. Questa legge è stata già epurata in parte dalla Consulta poiché ritenuta parzialmente incostituzionale, ma la completa cancellazione avrebbe una grande importanza politica perché, in caso di vittoria del SI, come scrive la redazione de Il Fatto Quotidiano, “il premier voluto dal popolo, che governa in nome del popolo e cerca di sfuggire alla giustizia sempre in nome del mandato popolare si ritroverebbe di fatto sfiduciato dalla maggioranza degli elettori”. [3]
Com’è noto, la consultazione referendaria si svolgerà in una data diversa dalle tornate elettorali per le elezioni amministrative e gli eventuali relativi ballottaggi, ed è stato accuratamente evitata la sovrapposizione in un unico giorno, il cosiddetto election day, per decisione del Governo e del Parlamento.  Secondo Dario Franceschini, il capogruppo alla Camera del Pd, “dire no all’election day significa buttare dalla finestra 300 milioni di euro in un momento di crisi economica per le famiglie e i lavoratori. […] Il governo ha anticipato il no alla nostra richiesta di election day unicamente per impedire che il referendum sul legittimo impedimento raggiunga il quorum”. [3]
Il “no” all’election day, va sottolineato, è arrivato dopo tre mozioni delle opposizioni, che chiedevano l'accorpamento del primo turno delle elezioni amministrative con i referendum. Nelle tre votazioni la maggioranza ha prevalso per un solo voto. Quello del radicale Marco Beltrandi, eletto con il Pd, che ha dichiarato: "Ho votato in dissenso dal Pd perché sono contrario al quorum e perché penso che l'election day sia un sotterfugio per aggirare la legge". Mah, no comment! [4] A parziale discolpa del Beltrandi, va detto che nel gruppo Pd erano assenti due deputati, due nell' Idv e otto in Futuro e Libertà. [4]
Aldilà degli strani comportamenti di questi parlamentari, ciò che sorprende di più è che, di questo referendum, non ne parli praticamente nessuno in TV.
Evidentemente il Governo e le forze di maggioranza non ne parlano avendo scelto la linea dell’astensione, legittima ma non eticamente corretta dal punto di vista dei principi della dialettica democratica: si tratta di una manovra che mira al mancato raggiungimento del quorum che invaliderebbe la consultazione referendaria (lasciando inalterati i provvedimenti del governo). Una scelta che fa leva sul tipico “menefreghismo” dell’italiano medio che preferisce un’intera giornata al mare a 5 minuti in una cabina elettorale per decidere le sorti proprie, dei suoi concittadini e forse anche dei suoi figli. L’atteggiamento della maggioranza pare dunque decisamente discutibile: si tratta di una sorta di rifiuto al confronto, tipico di chi sa che la sfida sarebbe persa, se non fosse per la decisione di abbandonare il campo della battaglia.
Sorprende però che anche le forze di opposizione si siano dimenticate, se non in rarissimi casi, di parlare apertamente del referendum, magari traendo spunto dell’emergenza nucleare giapponese: è un comportamento incomprensibile perché una larga partecipazione al referendum dimostrerebbe che gli italiani hanno a cuore le sorti del proprio paese, a differenza di quanto sembra pensare la maggioranza parlamentare, a giudicare dalla posizione astensionista.
Probabilmente entrambi gli schieramenti politici, fatta eccezione forse solo per coloro che lo hanno proposto, sono accomunati dal timore nei confronti di uno strumento, quello del referendum, che appare decisamente lontano dalle logiche dei nostri politicanti, fatte spesso di “inciuci” e “sotterfugi” per mantenere prestigiose poltrone. Il referendum è infatti una forma di democrazia diretta, una delle rare occasioni in cui i cittadini possono direttamente partecipare alle decisioni dello Stato, senza la mediazione di “rappresentanti” che troppo frequentemente dimenticano le ragioni dei “rappresentati”. Per questo motivo il 12 Giugno 2011 dobbiamo votare: un mancato raggiungimento del quorum sarebbe un duro colpo per la nostra fragile democrazia.

[4]http://www.repubblica.it/politica/2011/03/16/news/garante_per_l_infanzia_governo_battuto_due_volte-13674122/index.html?ref=search

IL “TESORO” DI PIAZZA LONGOBARDI (PARTE TERZA)

L’articolo su “Il giornale di Trani” e “i piccoli pesci nel mare dei grandi”
DA TRANI – La scorsa settimana il nostro blog è approdato sulle pagine de “Il Giornale di Trani”: nell’ultimo numero del 12 Marzo 2011, a pag. 3, Donato De Ceglie ha risvegliato i flebili ricordi dei cittadini sui possibili ritrovamenti archeologici che porterebbe alla luce uno scavo sotto il manto stradale di Piazza Longobardi. Approfittiamo dell’occasione per ricordare, per l’ennesima volta, la grande importanza storica dei possibili rinvenimenti: dallo scavo potrebbero emergere i fondaci longobardi, gli antichi luoghi dei mercanti lombardi medievali, e le chiese di S. Maria dell’Annunziata e di S. Toma, antiche di almeno sei secoli.
Ringraziamo naturalmente Donato De Ceglie per aver diffuso il contenuto del vecchio post riportato in questo blog (sperando che voglia diffonderlo anche in rete!), citando scrupolosamente la fonte, cosa non scontata considerati alcuni incresciosi precedenti con TraniWeb e TraniViva. Il giornalista è stato molto capace nel riportare i punti salienti della questione e le critiche sollevate da questo blog, compresi i collegamenti da noi effettuati con altre situazioni analoghe in cui non si può dire che si sia valorizzato il nostro patrimonio culturale (vedi l’antica villa romana ritrovata su Lungomare Mongelli e il degrado in cui versa Palazzo Vischi e il passaggio del cosiddetto “Fondaco dei Longobardi”). Un'unica mancanza, perdonabile certamente, è da imputargli: il giornalista non ha voluto citare, tra i collegamenti da noi proposti, la penosa tramutazione dell’antichissima chiesa di S. Antonio Abate, sotto il Fortino, in un lussuoso ristorante. Forse il giornalista non ha voluto mettere in difficoltà la testata giornalistica che riceve importanti finanziamenti pubblicitari proprio da quel ristorante, tanto da meritarne l’inserzione in prima pagina. E d’altronde il sito de “Il Giornale di Trani”, RadioBombo.com, si era occupato recentemente del suddetto ristorante senza spendere una parola di critica su quella discutibile scelta dell’Amministrazione Comunale, ma solo per tessere gli elogi dei cuochi che ci lavorano che avrebbero meritato un prezioso riconoscimento nazionale, quello di Cuoco dell’Anno 2011. [1] Tanto per fugare il campo da equivoci, en passant, nessuna colpa può essere imputata all’aggiudicatario di quella gara pubblica per l’assegnazione dell’immobile, ma la responsabilità non può che ricadere su chi indisse quella gara, ignorante del patrimonio artistico che si stava svendendo. [2]
Un altro ringraziamento lo dobbiamo ad un lettore, uno studente di archeologia, M. P., che ci scrive che “sarebbe davvero interessante magari avviare possibilmente uno scavo archeologico anche per soli volontari” e aggiunge: “mi domando poi perchè tutte queste notizie non vengano mai "fuori" oppure ben valorizzate dagli organi competenti, come può una Sovrintendenza del Ministero dei Beni culturali fregarsene altamente ...” Il lettore poi pone una domanda interessante: “noi piccoli pesci, cosa possiamo fare di concreto nel mare dei grandi?”
E’ vero, la vita per i piccoli pesci oggi, in questa  città come in Italia, non è semplice: d’altro canto, però, inutile è rassegnarsi. Meglio cercare di informarsi e di informare, diffondere le proprie piccole e parziali conoscenze agli altri, per esempio grazie alle enormi possibilità offerte oggi dal web, dalla “rete” appunto. I social network, i blog, youtube, oggi consentono di condividere informazioni con una cerchia sempre più larga di persone: ribadiamo l’invito a tutti i lettori a commentare i nostri post, a diffonderne il contenuto (se possibile, citando la fonte, grazie!), ad aggiungere il proprio contributo di conoscenze.
Il nostro lettore aggiunge che quello di Piazza Longobardinon è l'unico bene archeologico che viene scoperto e ricoperto ...” Lui e molti altri sono probabilmente a conoscenza di altri scempi archeologici compiuti a Trani: quale occasione migliore per metterne a conoscenza gli altri cittadini, se non commentare questi post. TranItaliaMondo potrebbe fare da piccola “cassa di risonanza”. Passare parola, in definitiva, è l’unica soluzione per sollecitare i pesci più grossi a mettere da parte i propri interessi per curare gli affari di tutti gli abitanti dell’ecosistema.
I piccoli pesci, quindi, per parte loro, possono cercare di nuotare nella stessa direzione, seppure contro corrente, consapevoli che, in ogni caso, il loro guizzo può essere in grado di spostare qualche piccola corrente, che può generare a sua volta turbine e gorghi più grandi, che forse riusciranno a deviare il percorso dei pesci più grossi, sperando magari che qualcuno di questi voglia unirsi a loro, seppur per un breve tratto. E, in ogni caso, il piccolo pesce non ha altra scelta se non vuole essere fagocitato: deve nuotare e, se ci riesce, deve convincere gli altri piccoli pesci a fare altrettanto, senza complessi di inferiorità, perché molti pesci che sembrano grandi sono solo pieni di aria gonfiata.

domenica 13 marzo 2011

I POST DELLA SETTIMANA

SCUOLA PUBBLICA… L’ULTIMA DELLA CLASSE

L’impietosa fotografia di un Paese che non investe abbastanza nell’edilizia scolastica

DALL’ITALIA E DA TRANI - Alcuni giorni fa Legambiente ha presentato l’11° rapporto nazionale sull’"Ecosistema Scuola", riguardante la qualità dell’edilizia scolastica e delle strutture e dei servizi ad essa collegati [1]. La ricerca annuale si basa su dati, raccolti tramite questionario, relativi alle scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado; sono state coinvolte le città capoluoghi di Provincia e gli Enti Provinciali. Almeno quello era l’intento di Legambiente, poiché purtroppo sui 117 capoluoghi italiani, solo 93 hanno presentato la documentazione completa, così come sulle 110 Province, neanche la metà ha inviato dati completi. E, indovinate un po’, in Puglia solo Lecce e Taranto sono entrate nella classifica finale, cosicché risulta impossibile valutare in maniera completa  la situazione delle scuole nella nostra Regione, ma anche nella nostra provincia o nella nostra città. Un problema che da anni il nostro Paese non riesce a risolvere è quello legato all’assenza dell’Anagrafe Scolastica, la quale permetterebbe di avere un quadro completo sulle condizioni dei nostri 42000 plessi scolastici. Il tema affrontato da questa pubblicazione risulta molto serio e, sicuramente, sottovalutarne i risultati finali potrebbe essere pericoloso, anche perché le scuole dovrebbero essere gli edifici più sicuri in assoluto. I parametri di giudizio adottati spaziano dalla valutazione dell’agibilità statica degli edifici, al rispetto delle normative antisismiche, dagli investimenti per la manutenzione ordinaria e straordinaria, alla salubrità igienico-sanitaria, dalla presenza di impianti sportivi, alla sostenibilità gestionale degli edifici, fino all’adozione della raccolta differenziata e del cibo biologico nelle mense. Certo non è in questo post che verranno presentati i dati raccolti (è on-line il dossier completo), ma il nostro intento è quello di trarre delle conclusioni, basandoci anche sulle vicende riguardanti le scuole della nostra città.
Preoccupa che, come denunciato da Legambiente stessa, in Italia non si riescano ad individuare strategie efficaci per far si che la questione scuola non più sia considerata come una emergenza nazionale, ma sia coinvolta in un più ampio processo di intervento che preveda una seria programmazione e gestione delle risorse. E’ proprio questa la questione cruciale: l’iter burocratico di passaggio delle risorse economiche dallo Stato agli Enti Locali è molto spesso così lungo e tortuoso da causare ritardi importanti, anche in casi di piccoli interventi di manutenzione ordinaria. Questa incertezza mette in crisi gli stessi Enti Locali competenti, i Comuni per le scuole fino alla secondaria di primo grado e le province per le Scuole superiori, che secondo il rapporto investono in media circa 41000 euro annui ad edificio per la manutenzione straordinaria e solo 10000 euro annui per quella ordinaria. Le cifre sono irrisorie, in quanto bisogna tener presente le condizioni attuali delle nostre scuole e la necessità di adeguamenti normativi e di messa in sicurezza. Il tutto è favorito dal fatto che in Italia il 65% delle costruzioni scolastiche risulta realizzato prima degli anni ’70. Pretendere di tenere in piedi un patrimonio così vetusto, senza che si investano cifre importanti, risulta alquanto azzardato. Ma in realtà qual è l’entità dei fondi a disposizione degli Enti Locali? Nel nostro Paese avventurarsi in questioni simili richiede uno sforzo immane, ma almeno secondo quanto riportato da "Ecosistema Scuola", del miliardo di euro di fondi FAS (i celeberrimi Fondi per le Aree Sottoutilizzate) deliberato dal Cipe (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica), decurtato di 256 milioni per far fronte all’emergenza Abruzzo, finora sono stati assegnati circa 358 milioni da destinare ad interventi urgenti per i casi di maggior rischio rilevati durante i monitoraggi, e i rimanenti 400 milioni sono ancora da ripartire. Per il 2010 e il 2011 non sono previsti ulteriori finanziamenti, se si escludono quelli aggiuntivi relativi al 5% del fondo infrastrutture (circa 115 milioni). Se alla insufficienza di queste risorse e i continui tagli perpetrati dal Governo centrale aggiungiamo che ancora oggi la Conferenza delle Regioni lamenta la poca chiarezza dei criteri di ripartizione dei finanziamenti su citati, ci si rende conto di come la situazione non sia delle più rosee. Per questo Legambiente nel suo rapporto chiede che si faccia chiarezza sia sulle competenze degli Enti nei processi di programmazione e gestione dell’edilizia scolastica, sia sull’effettiva entità delle risorse disponibili; il tutto affinché si sviluppi "una metodologia d'intervento che superi la filosofia dell'emergenza per quella della programmazione".
Un altro dato allarmante è la forbice esistente tra la qualità del patrimonio edilizio tra Nord e Sud: quest’ultimo pur avendo un patrimonio più giovane, necessita di maggiori interventi rispetto a quello settentrionale. A tal proposito cadono a pennello gli eventi verificatisi negli ultimi tempi nelle scuole tranesi. Da sottolineare il vergognoso stato in cui versa l’ala di più recente costruzione della scuola elementare E. De Amicis, in cui nei giorni scorsi vi sono state infiltrazioni d’acqua a seguito delle copiose piogge [2]. Una cosa è certa: a Trani quando piove non si allagano solo strade e sottopassi, ma anche le scuole. Dopo varie segnalazioni, sia da parte dei genitori sia da parte della dirigente, i tecnici del comune sono intervenuti per normalizzare la situazione. A questi eventi è seguita la dichiarazione dell’assessore Di Savino, impegnato come non mai a destreggiarsi  tra allagamenti e infiltrazioni varie, il quale ha invitato a non speculare sui bambini [3]. Certo, ma questi meriterebbero almeno un’attenzione particolare. Egli ricorda anche il tempestivo intervento dell’amministrazione nella messa in sicurezza del cornicione della scuola, ma forse si dimentica che tale intervento tanto tempestivo non lo è stato, visto che dal cornicione della parte meridionale dello stabile vi è stato l’effettivo distacco di calcinacci, per fortuna avvenuto di notte [4]. Non si poteva provvedere prima? Come forse anche si poteva provvedere prima a rimuovere l’enorme cartellone pubblicitario presente davanti all’uscita di sicurezza della scuola media G.Rocca, davanti a una rampa per disabili [5]; anche qui si parla di intervento tempestivo del comune, ma per mesi e mesi quel cartellone è rimasto lì a pubblicizzare prodotti ed eventi pur risultando abusivo. C’è voluta la solita segnalazione dei Verdi per provvedere alla rimozione: da soli era difficile arrivare ad una conclusione simile. Per non parlare, poi, del vicino liceo classico (ma in tal caso, come detto prima, la competenza è della Provincia); anche qui, se nei bagni del primo piano non scorre acqua, al pian terreno ce n’è abbastanza, anche troppa, visto che si sono verificate infiltrazioni nelle aule a seguito degli acquazzoni. E non è la prima volta, secondo quanto testimoniato dagli studenti. Ma niente paura, neanche a farlo apposta lo stesso giorno l’ente provinciale ha stanziato dei fondi per la messa in sicurezza della scuola, cifra comunque ritenuta insufficiente. Altro esempio di tempestività. Peccato però che in ogni caso trattasi di scuole costruite nel periodo fascista e che richiederebbero un’opera di ristrutturazione seria e completa per garantire la sicurezza dei ragazzi, anche a fronte di eventi verificatesi nel passato. Ci rendiamo conto, tuttavia, di chiedere l’inverosimile ad un’amministrazione tanto impegnata a litigare e sbraitare per lo ″scippo″ dell’alberghiero, tanto da riuscire a malapena a tenere in piedi ciò che c’è già.
Tra l’altro, nel leggere questo post, ci si rende probabilmente conto di come in Italia il problema della sicurezza nelle scuole non è al primo posto nei pensieri di chi ci governa. Ah, dimenticavo un piccolo particolare: proprio chi ci governa qualche tempo fa dichiarava che la scuola pubblica non educa, figuriamoci se può avere qualche speranza di rimanere in piedi.





venerdì 11 marzo 2011

IL “TESORO” DI PIAZZA LONGOBARDI (PARTE SECONDA)

Finalmente qualcuno si occupa dei possibili scavi archeologici, ma in che modo?
DA TRANI – Buone notizie per chi ha a cuore Piazza Longobardi e quanto potrebbe celarsi sotto il suo manto stradale. Finalmente qualcuno si occupa della questione della possibilità di effettuare scavi archeologici di cui ci occupammo qualche tempo fa in un post. In quel post chiamammo all’appello Amministrazione Comunale, associazioni culturali, politici, Sovrintedenza, media locali ad intervenire in proposito con i loro mezzi e le loro potenzialità. Ebbene due media locali (o forse sarebbe meglio dire uno solo), TraniWeb e TraniViva, pare che abbiano risposto a quell’invito con due articoli.
Riepiloghiamo brevemente, a beneficio di chi non avesse letto il vecchio post, l’opportunità che potrebbero offrire i lavori di sistemazione di Piazza Longobardi: sarebbero un’ottima chance (forse l’ultima) per riscoprire sotto il manto stradale le tracce di un intero antichissimo quartiere che andò distrutto a seguito delle rappresaglie francesi del 1799. Tra ciò che potrebbe emergere potrebbero esserci addirittura i fondaci longobardi, gli antichi luoghi dei mercanti lombardi medievali, mentre è praticamente certo che si troverebbero tracce consistenti delle chiese di S. Maria dell’Annunziata e di S. Toma, antiche di almeno sei secoli.
Desideriamo anzitutto ringraziare Francesca Corraro, autrice dei due articoli, che, se non altro, ha acceso i riflettori su una vicenda che a molti cittadini tranesi era ed è tuttora ignota, prendendo … “spunto” (diciamo così) dal nostro post. Inviterei chiunque legge questo post, a commentare a margine di quell’articolo (o anche di questo post), soprattutto chi è a conoscenza di informazioni e di dettagli aggiuntivi rispetto a quanto si è già discusso. 
Un ottima notizia, dunque. La diffusione dei nostri post ci è particolarmente gradita. Il passaparola è essenziale. Ma … ci sono dei “ma”. Anzitutto, quanto costava avere la gentilezza di citare la fonte? Un piccolo link anche in coda pagina sarebbe stata cosa gradita.
E’ vero, il nostro blog non ha alcun modo di rivendicare il copyright sui propri post, ma è una questione di cortesia, di rispetto, di educazione. Soprattutto per una giovane giornalista, l’attenzione nel citare le fonti sarebbe una prerogativa ineludibile. Soprattutto quando poi non ci si limita a trarre spunti e informazioni dalla fonte ma, come in questo caso, a copiarne integralmente degli interi periodi e capoversi: comprese le frasi tra parentesi, con una tale perizia che manco i monaci amanuensi medievali (contemporanei di quei longobardi di cui si sta parlando) dovevano possedere.
Effettivamente qualche “distrazione” nella trascrizione c’è stata e non di poco conto. E questa è la seconda nota dolente. Anzitutto nell’articolo si fa riferimento esclusivamente alla chiesa dell’Annunziata senza alcun cenno all’altra chiesa, S. Toma, della quale  pure sotto la piazza dovremmo trovare qualche antica vestigia. Dell’ipotesi di ritrovare i fondaci longobardi, anch’essi ubicati in quella zona, non si dice nulla. Vi sono poi alcune inesattezze, come la frase iniziale nel trafiletto a fianco del corpo del testo su TraniViva “Il nome stesso della piazza suggerisce la presenza dei Longobardi a Trani”: non è certo il nome della piazza la prova della presenza longobarda a Trani ma i numerosi documenti oltre alle evidenze artistiche nel nostro centro storico. Anche la frase “c'era una chiesa nota a tutti come Santa Maria Annunziata” è impropria visto che il nome di una chiesa è univoco e non un nickname.
Ma non ci sono solo sviste; nell’articolo ci sono parecchie omissioni, legittime per carità, ma tali da far venire il dubbio: perché alcuni periodi sono stati copiati e altri no?
Mancano soprattutto i nostri richiami a Sovrintendenza e Amministrazione Comunale e i riferimenti critici ad altre vicende in cui questi soggetti, a nostro avviso, non sono intervenuti a vantaggio della promozione del nostro patrimonio storico e artistico (vedi il caso dell’antica Chiesa di S. Antonio Abate, sotto il fortino, divenuta un ristorante di lusso). 
Ma c’è ancora un’altra mancanza. Il senso del nostro post è stato stravolto per piegarlo evidentemente a logiche di chi, in qualche modo, appare interessato a che niente si muova intorno alla possibilità degli scavi archeologici. Dall’articolo emerge una pesante rassegnazione e anche un invito a dimenticare il tesoro che si potrebbe celare sotto il piazza: insomma, per dirla con l’autrice, a non “piangere sul cemento colato”. Innanzitutto non sappiamo se sia stato “colato il cemento” nei lavori di sistemazione degli anni ‘80: se effettivamente così fosse stato sarebbe stato un grave scempio storico e artistico e, per un giornalista, sarebbe estremamente interessante scoprire chi diresse quei lavori, chi era l’Assessore ai Lavori Pubblici allora, dov’era in quella circostanza la Sovrintendenza, cosa avrebbero da dire oggi questi soggetti a loro discolpa. Per di più è improbabile, seppure si sia fatto uso del cemento, che l’intera piazza sia stata coperta da un’enorme distesa di calcestruzzo armato: visto e considerato che, come documentato, sul luogo della piazza esisteva un intero quartiere con costruzioni di rilevante interesse storico, è possibile che oggi, da uno scavo, possano emergere tracce importanti, fondazioni, impianti murari, etc. Lo sostiene anche l’Arch. Francesca Onesti che ha commentato l’articolo. In pratica qualcosa sotto la piazza deve ancora esserci e non solo l’”anima” della chiesa dell’Annunziata. Lì sotto, lo ribadiamo, non c’è solo il “ricordo” dell’antica chiesa ma potrebbe celarsi un vero e proprio tesoro sul quale, in ogni caso, è necessario investigare; come si fa ad affermare che non c’è niente o che c’è solo cemento se non si fa uno scavo archeologico?
Viene il sospetto, a questo punto che l’articolo sia stato scritto proprio al fine di spegnere polemiche e legittime rivendicazioni dei cittadini prima ancora che queste entrino nel vivo. E d’altronde la giovane giornalista di TraniWeb potrebbe averne tutto l’interesse, visto che, sempre da articoli di RadioBombo, apprendiamo come la ragazza si identifichi tra i “giovani della destra tranese” che non credo abbiano intenzione di denunciare le mancanze dell’attuale maggioranza del Consiglio Comunale. E d’altronde è un peccato che Francesca Corraro e Raffaella Ardito, presidente della Giovane Italia di Trani e collaboratrice nella stesura dell’articolo, dimostrino nell’articolo una tale rassegnazione visto e considerato che avrebbero la possibilità di sollecitare i vertici della propria area politica ad intervenire.
Sempre da TraniWeb apprendiamo che la stessa Corraro e altri giovani esponenti della destra tranese si sarebbero attivati per l’apertura di una Web Tv, iniziativa senz’altro encomiabile. La stessa giornalista espone così la sua iniziativa “Sarà una TV rivolta tutti coloro che sono stanchi della solita informazione <<deformazione>> quotidianamente trasmessa sul piccolo schermo.” Ci sarebbe da chiedersi di chi è la responsabilità di questa “deformazione” operata dai media, ma la domanda finirebbe con l’essere retorica ed avere una risposta abbastanza scontata. Preferiamo tornare alla questione di Piazza Longobardi per invitare tutti i lettori di questo blog, qualunque sia la loro opinione politica, a non rassegnarsi a “passeggiarci sopra ma a continuare a passare parola per sollecitare chi di dovere ad un intervento tempestivo che ci permetta di riscoprire, ora o mai più, un importante tassello della millenaria storia di questa città.

sabato 5 marzo 2011

GROWING UP

L’avventura di TranItaliaMondo prosegue. Se ritieni interessante questo video, diffondilo sul web!



Sound Track: Growing Up
Autore: TranItaliaMondo

THE CHOICE

Postiamo nuovamente il video con cui è partita l’avventura di TranItaliaMondo. Se lo ritieni interessante, diffondilo sul web!



Sound Track: The Choice
Autore: TranItaliaMondo